Bianchi e Nardi, passione e business dal 1946

Riprendiamo il nostro secondo appuntamento con la rubrica dedicata ai brand che parteciperanno a Milano Moda Donna. Vi vogliamo raccontare la storia di “Bianchi e Nardi“, brand che nasce nel 1946 dal l’intuizione dei due artigiani pellettieri: Mario Bianchi e Aldemaro Nardi.

Gli inizi erano nel piccolo laboratorio di Firenze dove si producevano, con tecniche di eccellenza, borse in pelle, in coccodrillo, struzzo e lucertola. I due esperti, in precedenza, si erano fatti le ossa nella bottega di Mario Scuri, uno degli artigiani più famosi in città durante gli anni ’30.
Amici oltre che soci, i due avevano cominciato a collaborare fra loro prima che la società avesse una sua identità giuridica. Bianchi era famoso per le sue “mani d’oro”, insuperabile nel trasformare uno schizzo in un modello, un pezzo di pelle in una borsa finita. Raccontava Aldemaro, di nove anni più giovane: “Mario Bianchi fu il mio primo maestro e mi insegnò a fare fodere e borsellini, a ricoprire le cerniere di pelle e a montarle. Mi mettevo al banco e piano piano imparavo a incernierarle”.

Già durante la guerra la fama dei due maestri pellettieri si sparse in città. E la notizia arrivò anche alle orecchie di Guccio Gucci, allora specializzato in selle per cavalli e alla ricerca di fornitori per le sue borse. “La pelle nel ’41 era introvabile”, ricordava Aldemaro Nardi, “allora preparai cinque borsettine di feltro, le misi in valigia e mi presentai da Gucci. Lo incuriosii perchè ero giovane, guardò e riguardò le borse, notò le cuciture fatte a regola d’arte e alla fine mi comprò tutta la produzione”. Oggi come allora tutte le produzione di Bianchi e Nardi, comprese quelle affidate ai fornitori, sono effettuate nell’area fiorentina.  

Negli anni ’50 la nuova azienda crebbe rapidamente. E cominciò a lavorare per clienti grandi e piccoli; prima gli italiani poi gli stranieri a cominciare dai francesi. Mario Bianchi dirigeva la produzione, Aldemaro Nardi comprava le pelli all’estero e vendeva borse in tutta Italia. Ai committenti piaceva la capacità dell’azienda di lavorare i pellami più pregiati: struzzo, lucertola, coccodrillo e tartaruga che venivano acquistati a Parigi e importati in Italia. 

Nel 1965 il salto di qualità: la Bianchi e Nardi si trasferì da Firenze nell’area industriale di Scandicci dove sarebbe sorta la nuova fabbrica.

Nel 1975 avvenne il primo passaggio generazionale. E arrivarono al timone i figli dei fondatori. Intanto il mercato della pelletteria cominciò a cambiare profondamente. Molti dei vecchi negozi entrarono in crisi mentre si affermavano le grandi griffe che si sarebbero dimostrate in grado di gestire intere filiere produttive dalle materie prime fino alla commercializzazione attraverso boutique monomarca. 

I figli dei fondatori, all’inizio degli anni ’90, trasformano l’azienda in una holding con due business distinti: alla tradizionale produzione di borse in rettile e nappe a marchio proprio, si affianca la realizzazione di collezioni di alta qualità per conto terzi che permettono all’azienda di operare a livello internazionale, con un ruolo di consulente e di partner dei grandi marchi globali.

A fare la differenza sono le rifiniture, le tecniche con cui vengono trattati i pellami pregiati: coccodrilli, struzzi, pitoni sono tamponati a mano, colorati e conciati con tecniche particolari di chiaro-scuro. Emblematico l’utilizzo della pietra d’agata per diamantare la pelle del coccodrillo o anche il metodo per la placcatura della lucertola, considerato il migliore sul mercato. 

 Arriviamo così ai giorni nostri: con Laura, Alessandro e Andrea Nardi e Giulia e Gabriele Bianchi, la terza generazione di Bianchi e Nardi continua l’opera di sviluppo e innovazione dell’azienda. Nasce “Bianchi e Nardi 1946”, il brand giovane e contemporaneo che firma la produzione propria di borse di lusso. Collezioni dove forme, materiali e lavorazioni si uniscono in un prodotto d’alta gamma, simbolo della qualità assoluta della tradizione pellettiera fiorentina.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*