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Fendi, da via del Plebiscito al Colosseo Quadrato

“Pelletteria. Ombrelli. Pellicceria.” Con queste tre parole impresse sull’insegna del negozio di Via del Plebiscito a Roma inizia la storia del marchio Fendi, nato nel 1925 grazie all’idea di Edoardo e Adele, capostipiti di una maison che negli anni è diventata un simbolo della moda, e che a quasi 90 anni dalla sua creazione non si è mai “annoiata”, rinnovandosi ogni giorno con nuove invenzioni e “vecchie maniere” rivisitate e modernizzate.

Un’azienda di famiglia a tutto tondo (nata negli Anni Venti, negli Anni Trenta e Quaranta ha visto entrare in attività le figlie di Edoardo e Adele, cinque teste che hanno portato nuove idee ed energie), che ha saputo reinventare e reinventarsi pur restando fedele alla sua filosofia. Pellicce e borse hanno fatto la storia di questa maison, che in quasi 90 anni di attività ha ampliato la sua produzione spaziando fino all’abbigliamento, le calzature, la moda bimbo, restando tuttavia una vera e propria icona nel mondo delle borse, che a tutt’oggi sono ambite e desiderate dalle donne di tutte le età.

La svolta

E proprio le borse sono una delle pietre miliari del lavoro di una famiglia che negli Anni Sessanta (era il 1965, per l’esattezza) ha deciso (fortuna sua) di iniziare una fattiva collaborazione con uno dei grandi di sempre della moda: Karl Lagerfeld.

Grazie allo stilista tedesco il concetto di pellicceria viene stravolto e rivisto, in modo tale da diventare un accessorio non solo “caldo e utile” ma “di moda”. Cambiano anche i materiali con i quali vengono create le pellicce, le pelli vengono conciate e colorate in maniere del tutto nuove per l’epoca e rispetto alle tecniche tradizionali, e soprattutto il trattamento delle pelli come fossero tessuti porta quella ventata di novità nella produzione Fendi necessaria a rendere il marchio intramontabile.

Un marchio, quella “doppia F” che ancora oggi ricorre su tutti i prodotti della maison capitolina, che nasce proprio negli anni della ultra ventennale collaborazione con Lagerfeld. Gli stessi anni in cui Fendi si rinnova ancora lavorando non soltanto sul concetto di pelliccia, ma anche su quello della pelletteria.

La borsa Fendi: un must intramontabile

Quando si parla di pelletteria in casa Fendi, è d’obbligo parlare di rivoluzione. La classica borsa viene rivista in modo tale da essere elegante e allo stesso tempo funzionale per le donne che, sempre di più, sono proiettate verso il mondo del lavoro, e che quindi hanno bisogno, vogliono e soprattutto meritano, una borsa che concili il loro essere donna di classe, lavoratrice, parte integrante di una società che non le vuole più a casa ma le vede sempre più spesso in carriera.

Ecco che la borsa diventa più morbida, per rispondere alle esigenze femminili di avere con sé un prodotto allo stesso tempo elegante e comodo, che sia contemporaneamente funzionale ma non per questo disomogeneo con lo stile e la classe della donna che veste Fendi ed è pienamente in grado di vivere carriera e casa senza rinunciare a un tocco di originalità.

La borsa Fendi, che tra la fine degli Anni Sessanta e l’inizio degli Anni Settanta trova la sua consacrazione, diviene un vero e proprio simbolo inimitabile alla fine degli Anni Novanta, quando Silvia Venturini Fendi, crea l’ormai mitica Baguette. Un successo immediato per la piccola borsa da portare sotto al braccio, proprio come le baguette parigine, che negli anni è stata ricreata in oltre 1000 versioni e che, grazie alla molteplicità dei materiali utilizzati per crearla, è diventata nel tempo un oggetto da collezione.

Un marchio unico nel suo genere

Con la linea “prêt-a-porter”, nata nel 1977, la maison Fendi inizia ad ampliare il suo raggio d’azione, uscendo dalla sola etichetta “pelliccerie e pelletteria” e crescendo nel tempo. A metà degli Anni Ottanta, sulla scia di un successo sempre crescente, nascono infatti tante nuovissime collezioni che comprendono i foulard, ancora oggi regali e acquisti ambitissimi, gli occhiali, le cravatte da uomo e, addirittura, gli elementi di arredo per la casa. Una produzione così “stilosa” da meritare, nel 1985, un’esposizione alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, in occasione dei 60 anni dalla nascita della Maison e dei 20 anni di collaborazione con lo stilista amburghese Karl Lagerfeld. Un evento senza precedenti: era la prima volta in assoluto che un museo apriva le porte alla moda.

Una moda che Fendi non ha mancato di segnare anche negli anni a venire, grazie ancora una volta alla creatività di Silvia Venturini Fendi, che nel 1988 lancia la prima collezione di orologi. E grazie al rilancio della Selleria, avvenuto nel 1994. Si tratta di una linea artigianale, che riprende i passi di Adele Fendi, creatrice della Selleria originale, che ripropone con le tecniche di un tempo borse, sacche da viaggio e piccoli accessori di pelletteria realizzati in cuoio “fiore” e lavorati a mano da mastri sellai in esemplari limitati e numerati.

Ma le attività del Gruppo Fendi, che nel 2001 è stato acquistato dai francesi di LVMH non si fermano qua. Oltre ad aver inaugurato la boutique più grande del mondo, nel 2005, nell’ormai storico Palazzo Fendi a Roma, ed aver sfilato sulla Grande Muraglia Cinese (nessun’altra casa di moda era mai riuscita a tanto), dal 2008 Fendi è partner di Design Miami, per promuovere il design in edizione limitata e sostenere giovani talenti emergenti.

Finalmente il colosseo quadrato

Dal via del Plebiscito all’Eur, Fendi si regala una nuova sede, inaugurando il Palazzo della Civiltà Italiana (meglio conosciuto come colosseo quadrato) di Roma, struttura creata in piena epoca fascista (1942). Un palazzo unico nel suo genere che incarna i valori e lo stile del marchio Fendi, che dandogli una seconda vita, ha anche sancito l’inizio di una nuova era di esposizioni.

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