Tailor Made: perché no?

Personalizzazione. Esclusività da sempre fa rima, non in senso letterale ovviamente, con lusso. Vogliamo tutti quanti essere unici e distinguerci. Ci piace possedere cose che nessun altro ha e ce ne vantiamo. Dopo tutto, è l’unicità a rendere prezioso qualsiasi cosa. È un’epoca particolare questa, in cui non è più sufficiente sfoggiare abiti e accessori firmati perché “ormai ce l’hanno cani e porci”, la personalizzazione è la chiave per imporsi e farsi invidiare.

Sì, perché se in passato l’obiettivo era essere ammirati, ora in molti pensano che l’invidia un sentimento gratificante. Eppure, di fronte agli occhi, ogni giorno, abbiamo esempi di grandi personaggi, ivi compresi re, regine, principi e quant’altro che, al contrario, ricercano la semplicità e la discrezione. Abbiamo recentemente assistito alla sobrietà degli abiti della Principessa Kate d’Inghilterra, durante il suo ultimo viaggio in India: abiti certamente di livello, ma indossati con modestia, quasi con pudore, senza nessun tipo di ostentazione. Signori si nasce diceva un certo Totò e bisognerebbe anche sapersi comportare come tali. Trovo assolutamente eccessivo l’atteggiamento di certo personaggi “affamati di fama e di flash”, che mettono in primo piano la propria borsetta di Prada o la giacca di Armani, anche di fronte alla loro stessa faccia. E se non vi è capitato di vederli in tv o sul web, vi basterà richiedere l’invito ad alcune serate frequentate da personaggi di cui sopra.

No, l’eleganza e la raffinatezza sono ben altra cosa. Ma torniamo alla personalizzazione di cui sopra. È una tendenza che mi sento di condividere in parte, nel senso che non deve divenire un’ossessione. Il Tailor Made, tradotto letteralmente come “su misura”, non deve essere esasperato. Trovo deliziose le idee di aziende che puntano sulla personalizzazione degli accessori, altrettanto stravagante e divertente il lavoro che fa la Garage Italia Customs con le automobili: dopo tutto, che male c’è? Certamente questo è un modo di gratificare noi stessi ed il nostro modo di essere, ma l’eccesso come in ogni cosa stroppia. Non trovate tamarro, per non usare altri termini, lo sceicco che si è fatto multare tutto il suo parco di supercar d’oro, sì, avete letto bene, in un quartiere di Londra? Io personalmente trovo sia di un volgare incredibile.

Personalizzare un paio di occhiali con il proprio nome, l’orologio con un’incisione particolare, una camicia con le proprie iniziali e anche farsi costruire da zero un abito addosso. Piccoli dettagli che possono farci sentire unici e distinguerci dal resto del mondo. Per alcuni, anche questa è un’esagerazione: io penso che invece sia una tendenza da approvare e da abbracciare, soprattutto con l’arrivo della bella stagione, in cui un po’ tutti abbiamo voglia di metterci in mostra. Un po’ di vanità non ha mai fatto male a nessuno e se serve per aumentare la nostra autostima, ben venga. Tutti quanti noi, in certi momenti abbiamo bisogno di dimostrare a noi stessi e agli altri che abbiamo qualcosa di particolare, di unico. E poi, non ce lo dimentichiamo, la nostra eleganza è insita in ciò che siamo e in cosa facciamo e di certo non risentirà di questi nostro desiderio. Indossare qualcosa che è solo nostro ci farà sentire ancora più a nostro agio con noi stessi e quindi con chi abbiamo intorno.

 

 

 

Tratto da Lusso Style di Maggio 2016

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