Altaroma: 5 cose che (forse) non sapevi

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cinque cose da sapere su altaroma

Per chi non lavora nel settore, sentir parlare di Fashion Week risulta essere spesso un luogo molto lontano, spesso incomprensibile, quasi inaccessibile. Le Fashion Week più seguite a livello mediatico globale sono ovviamente quelle del “Quadrilatero della Moda” o meglio Milano, Parigi, Londra e New York. Ma ormai quasi ogni capitale ambisce ad avere la propria. Roma, ad esempio, ha la sua Altaroma (prima chiamata Alta Moda) dal 1958, se vogliamo farla coincidere con la nascita della Camera Sindacale della Moda Italiana.

Un’evoluzione continua per Altaroma

In verità, le presentazioni che vediamo oggi a Roma, sono originarie di Firenze che negli anni Cinquanta portavano il nome di First Italian High Fashion Show, poi trasformatosi a sua volta in Pitti Uomo. I primi stilisti romani a comparire in passerella furono Simonetta Carosa, Alberto Fabiani, le sorelle Fontana ed Emilio Schuberth. Piano piano iniziarono a far sfilare le loro collezioni all’interno dei loro atelier romani, dando via così a questo grande progetto della fashion week capitolina. Nel 2017 ci fu il primo vero incremento in calendario di “nuovi talenti emergenti” al posto dei couturier. Decisione che ha faticato a farsi apprezzare dal pubblico mediatico e dei buyer, ma nel 2020 sembrano ormai aver tutti accettato il cambio di rotta. 

5 cose da sapere su Altaroma

Ci sono però altre cinque cose che forse ancora non sapevate su Altaroma.

  1. La location cambia ogni anno. Mentre fino al 2015 ogni brand sfilava nello spazio da lui prescelto, dal 2016 in poi Altaroma ha deciso di prendersi uno spazio proprio dove poter radunare gran parte delle sfilate e delle mostre presenti in calendario. Fino al 2015 il Palazzo delle Esposizioni era uno degli luoghi più gettonati dalle grandi Maison per presentare le collezioni, così come sfilare in hotel prestigiosi quali il The St. Regis Rome. E chi poteva permetterselo per via dei grandi spazi, preferiva invitare gli ospiti all’interno di casa propria, in atelier. Dal 2016 in poi AltaRoma ha avuto luogo all’ex Dogana, presso gli Studios di Cinecittà (edizione di luglio 2018), poi il Pratibus (2019), ed infine il Guido Reni District (2016, inverno 2018 e 2020). Ogni anno viene comunicata la sede in concomitanza con la pubblicazione del calendario. I cambiamenti delle location non avvengono sempre per scelte aziendali, alcune volte ci sono stati problemi come l’incendio agli Studios di Cinecittà che ne hanno impedito l’utilizzo successivo dello spazio.
  2. Rome Is My Runway. Si tratta di una sfilata collettiva, introdotta nella manifestazione da poche edizioni, con lo scopo di permettere anche agli stilisti emergenti di poter presentare le loro collezioni al pubblico. Invece dell’onerosità di lavorare 24 capi, in questo modo ogni brand porta in passerella una capsule di soli 8 outfit. A succedersi in sequenza, senza pause, almeno 4 brand emergenti. Quest’anno hanno sfilato Asciari, Chiara Perrot, Gentile Catone, Sartoria 74.

  3. Sostenibilità: Showcase, Artisanal Intelligence, Herbarium. Ogni anno si aggiunge qualche nuovo progetto per dar spazio alle idee ecosostenibili di Accademie e giovani stilisti. Ad esempio Herbarium è stato introdotto proprio durante quest’ultima edizione e prende spunto dagli studi scientifici di Emily Dickinson del 1845. L’Erbario infatti è stata la prima forma di studio scientifico permessa ad una donna. Una passione per la natura che va riscoperta proprio ora che l’uomo la sta distruggendo giorno dopo giorno con mezzi inquinanti. Non solo testimonianze visive, ma anche workshop. In determinati orari è stato possibile partecipare alle masterclass di Museo Orto Botanico di Roma, Natural Color Culture per la tintura di tessuti naturali, Gaia Ceriana Franchetti e la “seta non violenta” ed il docufilm “La ruota del Khadi” che ha raccontato la storia dell’India. L’area showcase invece è giunta oggi alla quinta edizione con 56 designer e 14 brand presenti a rotazione ogni giorno della manifestazione. Un’area espositiva che da l’opportunità alle Case di mettersi in mostra ed avere un contatto diretto con il pubblico e potenziali clienti (lo spazio infatti è accessibile da chiunque anche senza badge).
  4. Inviti ed Ospiti. Sono chiamati da Altaroma a partecipare alle sfilate solo gli addetti del settore come giornalisti, blogger, influencer, fotografi e buyer. Ci sono poi gli inviti esterni fatti direttamente dalle Maison che sono diretti ad ospiti di loro piacere come amici, parenti ecc. Da poco è stata data la possibilità di accesso limitato, tramite pagamento, anche ai curiosi ed appassionati che non hanno la fortuna di essere accreditati nei due modi precedenti. Una mossa che permette alla moda di avvicinarsi realmente a tutti i suoi clienti, non rimanendo un qualcosa di “inarrivabile” o da guardare solo in tv e nelle vetrine costosissime dei negozi.
  5. Incubatore di nuovi talenti. Altaroma di definisce proprio così. A differenza delle haute couture degli altri Paesi, la fashion week romana recluta e da fiducia quasi esclusivamente ai talenti emergenti. Fungendo così in parte da trampolino di lancio verso il Quadrilatero della Moda. “Oggi Altaroma – afferma Silvia Venturini Fendi nel comunicato stampa ufficiale del progetto – agisce di fatto come un incubatore creando, attraverso i propri progetti un circuito virtuoso, volto alla scoperta e alla promozione dei nuovi talenti del Made in Italy”. Altaroma porta avanti da anni un progetto di riposizionamento che si concentra soprattutto su Accademie, nuovi design e giovani stilisti emergenti. Un progetto di scouting massiccio che nasce in primis dalla piattaforma “Who is On Next?”.