Game Changers. Reinventing the 20th Century Silhouette

Forme che cambiano, materiali che si trasformano. Nei primi decenni del Novecento, dopo un periodo di staticità creativa, sono le intuizioni geniali di designer visionari e progressisti a stravolgere completamente la silhouette femminile. L’abbandono di corsetti e abiti scomodi apre la strada alle menti innovative di grandi stilisti come Madeleine Vionnet, il cui uso del taglio a sbieco si dice sia impossibile da riprodurre, o Coco Chanel con giacche e tailleur intramontabili. Il corpo femminile trova libertà di espressione e movimento in abiti dalle forme più morbide e rilassate, dinamici ed eleganti.

Il canonico modello a clessidra viene abolito da Cristòbal Balenciaga, lo stilista basco dal talento unico nato nel 1895, celebre per la sua capacità di costruire attorno al corpo abiti in grado di liberare le donne dalle costrizioni di bustini, ferretti e sottogonne.

Portavoce di un’eleganza astratta e raffinata, fu gran maestro nell’interpretare la moda come un laboratorio della forma dove tagli e volumi geometrici hanno dato vita agli attualissimi abiti a sacco o a capi iconici come la giacca a palloncino, l’abito a tunica e il vestito babydoll per una vera e propria architettura della moda.

Proprio a partire dalle sue intuizioni, la mostra intitolata “Game Changers. Reinventing the 20th Century Silhouette”, raccoglierà fino al 14 agosto le creazioni di Balenciaga al MoMu, il museo della moda di Anversa, Belgio.

Abiti dall’allure teatrale, geometrici e voluminosi in una tempesta perfettamente bilanciata di colori e forme. L’esposizione presenta circa un centinaio di modelli dello stilista, accanto alle creazioni di altri designer che hanno contribuito a cambiare il concetto di moda e di eleganza femminile, come Paul Poiret, Madeleine Vionnet, Gabrielle Chanel, pionieri dell’haute couture durante il primo dopoguerra. Tra i designer contemporanei, anche i giapponesi Issey Miyake, Comme des Garçons, Yohji Yamamoto e i belgi Ann Demeulemeester e Maison Martin Margiela, che hanno reso l’idea di silhouette astratta ed evanescente.

Game Changers è un excursus nella storia della moda che ha come scopo primario, quello di scolpire la figura e non semplicemente di alternare tendenze ciclicamente. Tra alta moda e ready-to-wear prese in prestito dal Fashion Institute of Technology di New York, dal Victoria&Albert Museum di Londra, dal MUDE di Lisbona e dal Musèe Galliera di Parigi, l’esposizione raccoglie le creazioni di designer che hanno saputo reinterpretare la straordinaria eredità lasciata da Balenciaga, colui che fu “il direttore d’orchestra dell’alta moda”, secondo le parole di Christian Dior.

Le nuove interazioni tra abito e corpo associate alla ricerca di nuovi materiali hanno reinventato la silhouette classica e trasformato gli stilisti-designer da trendsetter a game changer, cambiando il gioco della moda e rivoluzionando le regole canoniche.

Il percorso espositivo si snoda attraverso 18 sezioni che analizzano gli abiti creati da couturier e stilisti di diversa formazione e provenienza, confluiti dall’Est e dall’Ovest del mondo per dar vita a forme spaziali fluide che avvolgono il corpo senza costringerlo.

Apre la mostra Balenciaga Icons, la sezione che raccoglie 6 abiti di diverse collezioni del couturier ed un video d’epoca che mostra uno dei suoi modelli più famosi: l’abito sacco lanciato nel 1957. Kimono celebra invece l’abito tradizionale giapponese interpretato dai più grandi sarti dello scorso secolo come Paul Poiret e Madeleine Vionnet, grande collezionista di kimono e stampe ukiyo-e che hanno profondamente influenzato il suo lavoro fino a stilisti contemporanei come Kenzo, Bruno Pieters e la Maison Martin Margiela.

A Freer Silhouette e Oversized Volumes mostrano abiti ampi e morbide sete fluttuanti che lasciano libertà assoluta di movimento al corpo come l’ampio cappotto di Yohji Yamamoto e l’abito in seta stampata di Ann Demeulemeester. 8 modelli sono esposti nella sezione Two Dimension che comprende abiti realizzati dagli stilisti seguendo la logica estetica della geometria bidimensionale.

I dettagli degli abiti sono enfatizzati da un’esposizione senza pari dove vere e proprie “sculture” di tessuto arricchiscono spalle e collo (From Waist To Shoulder), mettono in evidenza il retro dell’abito (Seen From The Back) e accentuano maniche voluminose e non convenzionali, una vera e propria ossessione per Balenciaga sempre alla ricerca della perfezione stilistica (Exploring The Sleeve).

Chiude il percorso espositivo di Game Changers la sezione Ultimate Abstraction dove sono esposti alcuni capolavori della storia della moda passata e recente. Come Le Chou noir, l’abito di Balenciaga del 1967, Escapism, l’abito realizzato in plastica a 3D di Iris van Herpen del 2011, The horn of plenty, l’abito del 2009 creato da Alexander McQueen, o Before minus now, l’abito conico di Hussein Chalayan.

 

Tratto da Lusso Style di Luglio/Agosto 2016

 

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