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Labirinti: da Cnosso al Nord Italia, tra storia e leggenda

Labirinto-della-Masone

Labirinti: elementi presenti in molte culture

Un luogo affascinante e carico di mistero, un viaggio del quale si conosce la meta, ma non la strada per raggiungerla: i labirinti sono simboli che ricorre spesso nella storia dell’umanità, presente in culture, miti e religioni differenti.

Riportato spesso anche nell’arte e nella filosofia, è da sempre un oggetto di culto che può nascondere un significato religioso, come quelli di età medievale, o una valenza ludica, quale divertissement della nobiltà Europea di epoca barocca.
Certo è che l’origine della sua storia è strettamente collegata al mito di Cnosso, in cui Apollodoro, scrittore del I secolo a.C., descrive la storia di Teseo: l’eroe entrato nel labirinto di Creta (costruito dal famoso Dedalo) per uccidere il terribile Minotauro, metà uomo e metà toro, riesce a sconfiggere il mostro e a trovare una via d’uscita grazie alla complicità di Arianna.

Dall’antica Grecia a oggi, il dedalo (che prende appunto il nome dall’architetto del labirinto cretese) è tornato più volte a far parte dell’arte e della letteratura europea, incuriosendo grandi e piccini. Non esiste, però, solo nella fantasia e l’Italia, in particolare il Nord, racchiude all’interno del suo bellissimo territorio numerosi labirinti.
I più particolari? Ecco quelli indicati da Virail, la piattaforma che compara diversi mezzi di trasporto per trovare la soluzione migliore per ogni esigenza. Un’idea di viaggio nel quale perdersi e ritrovarsi, in mezzo alla natura.

Labirinto vinicolo o con canne di bambù

Tra le montagne dell’Alto Adige, c’è Kränzelhof – una delle cantine che puntellano l’area di Merano e che producono vini nella zona di Cermes – con una tenuta dall’aspetto particolare e un’origine antichissima (pare che la sua storia risalga al 1182): oltre che per le sue bottiglie, la cantina è famosa per i suoi sette giardini, uno di questi ospita un labirinto vinicolo, un’opera più unica che rara in Italia, realizzata con oltre dieci specie diverse di vitigni. Il percorso di 1500 metri fu voluto dal proprietario, il Conte Franz Graf Pfeil, e, ogni anno, seguendo un tema specifico, viene decorato con opere d’arte diverse per arricchire la visita dei curiosi.

Di epoca più recente è il Labirinto della Masone, a Fontanellato in provincia di Parma, aperto ai visitatori nel 2015: interamente realizzato con piante di bambù, è il più grande al mondo del suo genere, con le sue oltre 200.000 piante appartenenti a venti specie differenti. Voluto dal designer Franco Maria Ricci, attira ogni anno visitatori da ogni parte del mondo, per un percorso che supera i 3 chilometri: camminando affiancati da canne alte anche quindici metri, il divertimento è assicurato.  Così come il perdersi almeno una volta tra i suoi sentieri.

Ville, castelli e giardini che sorprendono

Oltre a essere una delle più famose ville venete del territorio veneziano e della Riviera del Brenta, Villa Pisani, a Stra, è la meta perfetta per gli amanti di giardini e labirinti, perché il suo dedalo in siepi di bosso è un piccolo capolavoro. Fu realizzato nel diciottesimo secolo come luogo di divertimento e, soprattutto, di corteggiamento: nella torretta centrale una dama mascherata aspettava il cavaliere alle prese con il complesso percorso, pronta per rivelarsi una volta raggiunta. Un gioco questo che i nobili del Settecento erano soliti praticare e che i visitatori contemporanei possono divertirsi a replicare.  

Oltre 1500 piante di tasso, che superano i due metri, compongono il grande labirinto del Parco di Sigurtà, aperto nel 1978 a due passi da Verona, a Valeggio sul Mincio: anche qui una torretta al centro, ispirata a quella francese del parco Bois de Boulogne di Parigi, la meta finale di chiunque provi a risolvere il suo enigma.

Passando a Villa Barbarigo, antica villa veneta padovana del Seicento, protagonista è un giardino, ricco di alberi secolari da tutto il mondo, di fontane e di statue, una meraviglia che ospita al suo interno anche un grande labirinto in bosso. Il dedalo quadrato, voluto dal Cardinale San Gregorio Barbarigo, è oggi uno dei labirinti più grandi realizzati nel diciassettesimo secolo e giunti fino a noi. La maggior parte delle piante fu posizionata tra il 1664 e il 1669 e ha quindi oltre quattrocento anni: un dettaglio che rende l’esperienza ancora più autentica.

Sempre in provincia di Padova, a Villa Zaborra, conosciuta come il Castello di San Pelagio, i labirinti poi sono addirittura tre, ognuno con un proprio tema: c’è il Labirinto del Minotauro, che mescola la mitologia agli affascinanti labirinti delle Ville Venete, il Labirinto Africano, arricchito con animali, specchi d’acqua e maschere rituali, e il Labirinto del “Forse che sì forse che no”, che riprende un’opera di D’Annunzio. 

Spostandosi da nord est a nord ovest, tra le tante residenze aristocratiche del Piemonte, in provincia di Torino, a Caravino, c’è il Castello di Masino, un affascinante edificio che ha subìto moltissime modifiche nel corso dei secoli, restando sempre un vivo polo culturale. Un tempo dimora dei conti Valperga, è oggi proprietà del FAI ed è famoso – oltre che per le sue sale e i nobili che vi hanno soggiornato – per il suo dedalo, il secondo labirinto botanico più grande d’Italia. Un percorso ricco di svolte e vicoli ciechi ricostruito secondo l’antico progetto settecentesco, quando il castello si trasformò da massiccia fortezza a elegante dimora nobile.

Un ultimo e recente esempio, è racchiuso sull’isola di San Giorgio Maggiore, a Venezia, che ospita oltre all’ex monastero e l’imponente basilica, anche il Labirinto Borges, proprietà della Fondazione Giorgio Cini. Il dedalo, nel giardino dell’antico convento, è stato realizzato nel 2011 ed è dedicato allo scrittore argentino Jorge Luis Borges e alla sua opera Il giardino dei sentieri che si biforcano. Il percorso, creato con oltre 3000 piante di bosso, si snoda per circa 1150 metri, ma la vera sorpresa la si può scoprire solo se lo si guarda dall’alto: i sentieri, tra spirali e linee rette, danno vita a innumerevoli parole e simboli da individuare, tra cui anche la parola Borges. Una sfida da cogliere al “volo” per tutti gli enigmisti.  

 

Tratto da Lusso Style di Giugno 2019

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