L’addio alla grande Laura Biagiotti

Laura Biagiotti

Questa notte, è venuta a mancare all’affetto della figlia Lavinia, dei suoi cari e di tutti noi, la grande Laura Biagiotti, stilista di primo livello, artista raffinata, donna di valore e fantastica ambasciatrice dei colori italiani in tutto il mondo. Lascia un vuoto incolmabile ed un’eredità di immenso valore culturale. Noi vogliamo ricordarla con questa intervista, rilasciata a Lusso Style nel novembre del 2015. Arrivederci Signora Laura!

Una vita dedicata alla moda. Laura Biagiotti un emblema del made in Italy, una regina dell’eleganza. La sua storia è fatta di successi, di fama, ma anche di grandissima umiltà: poche parole, mai una fuori posto: per lei parlano le sue creazioni. È stata la prima stilista italiana a sfilare in Cina: un onore immenso che la stessa Laura Biagiotti serba tra i suoi ricordi più cari. Al suo lavoro di stilista ha associato la produzione di profumi e altri accessori: nella crescita esponenziale della sua azienda ha contribuito in maniera decisiva il marito, Gianni Cigna, prematuramente scomparso nel 1996. Ormai da molto tempo la affianca la figlia, Lavinia, destinata a raccoglierne il testimone, così come lei ha raccolto quello della madre Delia, maestra della sartoria, da cui Laura Biagiotti ha ereditato la passione per la moda. Laura Biagiotti ha tagliato nel 2015 il traguardo prestigioso dei 50 anni di attività.

Laura Biagiotti: 50 anni di alta moda. cosa rappresenta per lei questo traguardo?

Debbo il mio mestiere della moda agli insegnamenti e all’amore di mia madre Delia che nella sua maturità ha svolto un’attività di sartoria nel campo della moda femminile. Così, molto giovane, mentre frequentavo il liceo classico dalle Orsoline di San Carlo, mi sono trovata comunque amorevolmente “catturata” dai primi merletti, dalle prime sfilate. Quando poi frequentavo la facoltà di lettere alla Sapienza di Roma, e stavo specializzandomi in Archeologia Cristiana, ho dovuto prendere una decisione e scegliere definitivamente tra lo studio delle catacombe e la passione per la moda. Ha vinto la moda, senza lasciarmi nel cuore particolari rimpianti. Però resta comunque una traccia di quegli studi nel mio modo di lavorare: amore per la ricerca, pazienza, attitudine mentale allo studio del fenomeno moda come espressione primaria dei comportamenti umani. La Biagiotti Export Spa è stata fondata nel 1965 e, fin dai primi anni della sua attività è stata all’avanguardia nell’attività di “licensing” in Italia avendo curato la produzione e la diffusione dell’Alta Moda Pronta dei più importanti creatori di moda italiani, fra i quali Emilio Schuberth e Roberto Capucci che ricordo come grandi maestri di arte e di vita. Dal 1972 terminati i contratti di licenza, la Biagiotti Export Spa ha come unica attività la distribuzione nel mondo della prima linea Laura Biagiotti, la gestione del marchio Laura Biagiotti e di tutte le altre licenze. All’entusiasmo, all’intelligenza, all’intuito sempre equilibrato dal senso di concretezza di mio marito Gianni Cigna, prematuramente scomparso nel 1996, debbo la crescita e lo sviluppo della Biagiotti Export Spa. Con spirito di vero “manager pioniere” ha diretto sia l’organizzazione interna della società sia l’espansione della stessa verso nuovi mercati. La sua attenzione anticipatrice, sempre rivolta al futuro nel quale deve sapersi muovere l’impresa e particolarmente l’impresa-moda, lo aveva portato a introdurre, oltre trent’anni fa, una sofisticata rete software aziendale che è stata imitata in seguito da altre aziende. Altrettanta abilità di previsione aveva dimostrato poi, nello studiare nuove forme contrattuali di licenza che oggi diffondono in tutto il mondo il marchio Laura Biagiotti. Tagliare il traguardo dei cinquanta anni di attività del marchio Biagiotti mi rende molto orgogliosa. È una meta che porta anche a fare un bilancio della propria vita lavorativa e non solo, soprattutto riguardo al futuro prossimo. Nel mio futuro c’è mia figlia Lavinia, che come me, ha seguito gli insegnamenti materni e che mi affianca con molta passione a abnegazione, sia nel mio lavoro di stilista che in quello di imprenditrice.

Sfilate, eventi, personaggi. cosa le hanno lasciato dentro questi anni di grandi successi?

Uno dei miei grandi successi è stato sicuramente la sfilata in Cina. Cina Biagiotti vuol dire Gianni Cigna. Infatti il primo grande sostenitore di questa iniziativa è stato mio marito Gianni Cigna. È stato lui che per primo, grazie al suo entusiasmo e all’intuito, ha creduto in questa ennesima avventura. Da parte mia, la prima sfilata nel 1988 che ha aperto la strada alla moda italiana in Cina, è stata la materializzazione di un sogno: quello di aver varcato la soglia di un paese misterioso, di un castello incantato, qualcosa che prima di allora apparteneva all’immaginario. Le porte del Celeste Impero si sono schiuse alla voglia di moda che vuol dire anche voglia di libertà, di cambiamento del modo di vivere. Poi nel 1995 c’è stata la sfilata al Cremlino. L’ora di Mosca è scandita dai rintocchi della campana grande della Torre Spasskaya, la più possente e la più bella tra le 20 torri che circondano le mura del Cremlino. L’ora della moda di Laura Biagiotti a Mosca è stata scandita dal passo lieve di 40 indossatrici russe giovanissime e flessuose il 5 febbraio 1995, per presentare sul palcoscenico del grande teatro del Cremlino l’opera omnia delle mie creazioni. Avevo inaugurato da poco la boutique a Mosca e visitando il Cremlino fui particolarmente impressionata dal grande teatro che avevo visto da bambina in televisione quale fondale ingessato dei grandi congressi del PCUS, nell’era pre-Gorbaciov. Vivo il mio successo con molta serenità. Mi sento semplicemente una donna che ha sempre lavorato molto ed è per questo che ritengo il mio successo un riconoscimento ai tanti anni di lavoro che divido idealmente e praticamente con tutto il mio gruppo di lavoro.

Lei è una delle grandi signore della moda. ma quando ha cominciato, a cosa pensava di poter ambire? 

L’aspetto dinastico dell’imprenditoria del Made in Italy, meglio definibile come eccellenza italiana, si fonda sulle dinastie borghesi, di matrice rinascimentale, nate dalla mercatura dei fondachi veneziani e delle botteghe fiorentine. Da quelle remote origini tuttora intere generazioni traggono linfa vitale ed attitudine all’uso del bello. Così è accaduto nella mia famiglia. La tradizione familiare con l’esempio di mia madre Delia, mi ha aperto la via ad un mondo fantastico: quello della moda. Molto giovane seguivo mia madre nei suoi viaggi alle sfilate dei grandi couturiers e mi sono trovata, dunque amorevolmente “catturata” dai primi bagliori di questo meraviglioso mestiere.

Le sue ispirazioni da dove arrivano? 

Senza dubbio sono stata molto influenzata dalla corrente artistica del Futurismo. Balla attraverso il manifesto del 1915, concepito e firmato insieme a Depero, voleva intraprendere la “ricostruzione futurista” dell’universo. La moda si faceva dunque parte integrante di questo progetto ambizioso anticipando per molti aspetti l’atteggiamento pop dell’arte americana e le istanze filosofiche dell’arte concettuale espressa molti decenni dopo le prime avvisaglie futuriste. Balla creatore di moda, vestiva inizialmente se stesso, i suoi allievi e la cerchia ristretta della sua famiglia per infondere attraverso questa nuova pelle futurista una sensazione di energia, di pulizia, di novità, di proiezione verso il futuro così come esprime con veemenza nella sua lettera-manifesto sul vestito antineutrale… Esempio emblematico dell’arte comportamentale di Balla è l’invenzione del “modificante”: oggetto che sostituisce la cravatta e che può essere applicato in varie parti dell’abito maschile con lo scopo di rallegrarlo, renderlo più dinamico, in conclusione, può divenire attraverso le forme e l’accostamento dei colori un propellente energizzante di benessere. Del Balla decorativo ho amato riprendere certamente le trovate cromatiche e le linee rigide e fluide allo stesso tempo che trasmettevano e trasmettono l’idea di velocità, dello spazio tempo dei movimenti plastici, di tutte quelle attitudini che si sono rivelate poi così espressive della civiltà contemporanea. Ma più di tutti mi interessa l’idea dell’abito dinamico, quindi non l’oggetto statico appeso alla stampella nell’armadio o appoggiato sulla seggiola ai piedi del letto la sera, con l’abbandono di un capo senza vita. Pensare invece l’abito dinamico come espressione comportamentale del nostro modo di essere per esprimerci al meglio o anche al contrario come il nostro modo di “non – essere” per nasconderci e proteggerci e camuffarci sotto la maschera dell’abito. Atteggiamenti entrambi contrari ed uguali del modo di approccio all’uso contemporaneo della moda.

La vostra azienda ha avuto molti ambassador: quale secondo lei ha incarnato meglio il concetto di moda del brand? 

Nella mia lunga carriera ho avuto modo di conoscere moltissimi personaggi, ma non amo stilare classifiche o nominare un personaggio piuttosto che un altro, perché non vorrei dimenticare nessuno. Vorrei solo ricordare ad un anno dalla scomparsa la grande amica Virna Lisi che ha interpretato la bellezza italiana nel mondo e il mio cashmere con atteggiamento di sobria eleganza e avvolgente seduzione.

Quando immagina una collezione, da cosa parte? 

L’arte è sovente fonte d’ispirazione per la mia moda. Roma e la Grecia con la loro essenziale e imponente classicità, saranno per sempre la “culla del bello” rappresentato nel massimo della sua espressione. Ed io, soprattutto perché sono nata a Roma e quindi cresciuta e vissuta nella città eterna. Traggo ispirazione per i miei abiti, anche osservando il profilo di una pietra, un tramonto rosato, ma anche il futurismo di Balla per creare quel magico equilibrio che permette di fermare l’attimo in un vestito. Se dovessi però esprimere in un solo attimo direi senz’altro la vita!

Laura e Lavinia Biagiotti: una tradizione che continua nel segno di …? 

Ho trasmesso a mia figlia Lavinia la cultura dell’impresa familiare, l’amore per il lavoro e la dedizione che sono alla base di ogni iniziativa. Una grande umiltà è la componente essenziale di chi vuole imparare un mestiere. Perché come nelle migliori tradizioni artigiane il giovane va “a bottega” ad imparare. L’opportunità più grande è trovare un mentore che condivida il tuo percorso, che possa trasmettere la propria esperienza, così come per me è stata mia madre Delia. Sta al giovane mettersi a disposizione; mentalmente, per recepire quanto più possibile, e tecnicamente, offrendo il proprio contributo manuale e progettuale. Ricevere il testimone di un’azienda del Made in Italy vuol dire accettare una sfida, mettersi in gioco, amare la tradizione ma soprattutto avere una visione, essere competitivi, non abbattersi.

Quale è stato il momento “piu’alto” della sua carriera? 

Sicuramente l’essere stata la prima della Moda Italiana in Cina. Laura di Cina ovvero “LO.LA.PI.CIO.TI”. Così infatti si pronuncia il mio nome. Secondo la fonetica cinese. Gli ideogrammi del mio nome tradotto, significano letteralmente lavoro duro, l’amore dei fiori, competizione, orgoglio, donna elegante. Una sintesi colorita e calzante della mia personalità e del mio karma! Una vecchia edizione de “Il Milione” mi aveva avviata bambina, agli itinerari remoti ed irraggiungibili della Cina. La Cina un paese così lontano da restare relegato nel limbo del mio immaginario. La sarebbe sempre rimasto anche quando Bertolucci me lo aveva rievocato ne “L’Ultimo Imperatore” con immagini più ravvicinate nel tempo. Nel 1987 in occasione di un mio viaggio in Giappone, balenò a mio marito Gianni Cigna (purtroppo prematuramente scomparso), l’idea di dirottare u Pechino per un lungo week-end. La Cina usciva dall’anonimato delle masse e la persona ritrovava attraverso l’abito la sua individualità. Pensai a quanto mi sarebbe piaciuto poter sfilare la moda italiana, ma mia moda, in quel lontano paese dal quale importavo già da molti anni il pregiato filo di cashmere. Molti incantesimi si sono avverati nella mia vita e così il 25 aprile del 1988 ho presentato la prima sfilata di moda italiana nella Repubblica Popolare Cinese con un’audience televisivo di oltre 200 milioni di telespettatori cinesi! E’ stata un’avventura meravigliosa, irripetibile che tuttora rappresenta una tappa fondamentale della mia esperienza professionale ed umana.  Ricordo il sorriso enigmatico delle 20 modelle cinesi eleganti e flessuose che hanno sfilato i miei abiti, i reportage di moda tra una folla curiosa e divertita sotto il ritratto di Mao a Piazza Tien An Men e nella Città proibita; la visita per conoscere il fratello dell’Ultimo Imperatore Pu Yi, ultimo rappresentante della dinastia Ching. La sfilata in Cina è stato un regalo che ho voluto farmi in un momento di riflessione al giro di boa dei miei 35 anni, un attimo irripetibile che arricchisce ancora il bagaglio dei miei ricordi più cari.

Dopo tanti anni, quanto riesce ancora ad emozionarsi per i suoi successi? 

Mi emoziono sempre e tantissimo: solo che l’esperienza insegna a controllare i nostri sentimenti.

Come si riesce a mantenere in auge un’azienda come la vostra per tanto tempo? 

La moda per me ha un che di magico e di fatato, ma posso testimoniare che rappresenta anche un mestiere durissimo, totalizzante che assorbe enormi energie vitali e la creazione di uno stile richiede molte prove, molti errori e la costanza di applicazione di una vita intera con un rapporto di amore che renda l’estetica in cui si crede, anche una forma di etica.

Laura Biagiotti ed il lusso: che rapporto c’è? 

Il lusso è un grande motore sociale ed economico: i francesi lo hanno capito molto prima di noi, e ne hanno sfruttato al massimo le potenzialità, con serenità e senza rimorsi. In Italia, il lusso non viene vissuto serenamente. Io dal mio punto di vista, come imprenditore, lo vedo come una grande opportunità di lavoro e di affermazione del Made in Italy nel mito della qualità e del ben fare italiano.

A cosa non potrebbe mai rinunciare? 

Alle mie forbici a forma di cigno appese con un nastro rosso al collo durante la sfilata.

Laura Biagiotti e i prossimi 50 anni: come li immagina? 

Alla giocosa ricerca dell’abito che non c’è. È un viaggio alla scoperta di materiali e forme che librano e liberano la silhouette, l’abito spazialista ispirato al futur-universo di Giacomo Balla, il grande Maestro della più intrigante e gioiosa avanguardia europea: il futurismo. Utopia della moda che continua a scrivere la sua storia virtuale, ma anche di concreta consolazione delle donne!

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