Parla italiano un terzo del lusso mondiale

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Non solo Luxottica. Con ben 29 aziende presenti nella Top 100, l’Italia nel settore del lusso mondiale è il primo Paese per numero di aziende classificate. È quanto emerge dal terzo report annuale Global Powers of Luxury Goods – diffuso da Deloitte – che analizza i grandi brand di beni luxury, presenti in tutto il mondo, e i loro ricavi.

Secondo i dati pubblicati, alla fine dell’ultimo anno fiscale, le 100 più grandi aziende del mercato hanno generato un fatturato di 222 miliardi di dollari, registrando un aumento del 3,6% rispetto all’anno precedente. Cifre che fanno ben sperare considerando anche il valore minimo delle vendite – registrato dalle aziende che rientrano nella top list – pari a 191 milioni di dollari.

“È evidente un cambiamento nelle modalità di acquisto dei beni di lusso – commenta Patrizia Arienti, Deloitte EMEA Fashion and Luxury leader. Rafforzati dai social network e dai dispositivi digitali, i consumatori stanno sempre più dettando quando, dove e come si vendono i marchi di lusso. Sono diventati critici e creatori, chiedono un’esperienza più personalizzata, e si aspettano di poter configurare i prodotti e i servizi che comprano”. Secondo gli analisti la percezione è che si stia procedendo sempre più velocemente verso la massima integrazione tra i differenti canali: la quota delle transazioni di mercato sta crescendo, infatti, con più rapidità nel canale digitale rispetto a quello fisico (in negozio). “Dalla combinazione di prodotti e piattaforme innovative con l’innovazione esperienziale – continua Patrizia Arienti – nascono spunti di riflessione su come poter variare il business model per creare valore.”

Gli scenari sono in continua evoluzione e forse deve cambiare la strategia di vendita ma il lusso non si arresta, non cala la domanda che continua a trainare la redditività: le vendite delle 100 più grandi aziende di beni di lusso al mondo continuano a crescere, seppur a un tasso inferiore rispetto agli anni precedenti. Da quanto riporta il report diffuso da Deloitte, la marginalità è stata superiore rispetto ai dati dell’anno precedente, “generando un profit margin pari all’11,4% e la polarizzazione delle performance aziendali si è accresciuta, in quanto più società hanno registrato una crescita a due cifre delle vendite e dei margini di profitto, ma d’altro canto più aziende hanno subito un calo a due cifre delle vendite. In particolare, il cambiamento più significativo è quello registrato da Chow Tai Fook Jewellery Group Limited, che segna un decremento nelle vendite del 17%”.

E come si comporta l’Italia in questo scenario? Il nostro Paese si conferma leader al mondo per numero di società che operano nel mondo della moda e del lusso e quasi un terzo delle realtà presenti sono italiane. Con 29 aziende nella Top 100, infatti, l’Italia vanta più del doppio del numero di società operanti nel lusso basate negli Stati Uniti (14 aziende), che è il secondo Paese in classifica. Il tasso di crescita delle vendite dei beni di lusso italiani è aumentato fino al 6,9% nel 2014, in accelerazione rispetto al 4,3% dell’anno precedente. 

Se però il glamour rappresentato dalle aziende tricolori è un valore universalmente riconosciuto, la forza economica di questi marchi è invece minore: i brand italiani contribuiscono infatti solo per il 17% al fatturato di beni di lusso della Top 100. Gli analisti individuano una possibile spiegazione nella struttura prevalentemente famigliare che caratterizza tali aziende (24 delle 29 sono effettivamente di proprietà e/o gestite dalla famiglia proprietaria) e nella dimensione molto più ridotta (in media 1,3 miliardi di dollari di ricavi dalle vendite di beni di lusso, rispetto a 5,2 miliardi di dollari delle società francesi).

L’andamento complessivo delle aziende italiane è fortemente influenzato dai risultati dei primi tre operatori – Luxottica, Prada e Giorgio Armani – che nel 2014 hanno rappresentato quasi la metà delle vendite totali delle 29 società tricolori in classifica. Luxottica, in particolare, è cresciuta del 4,6% (6,1% a cambi costanti), un ritmo più veloce rispetto all’anno precedente, da individuare principalmente grazie al buon andamento in Nord America e all’acquisizione di glasses.com, un player digitale nel settore dell’occhialeria del Nord America.

Non è tutto, la classifica riserva altre positive sorprese per i rappresentanti del nostro Paese: 8 aziende italiane rientrano infatti nella classifica dei “Fastest 20”, ovvero un sottoinsieme delle Top 100 rappresentato dalle 20 aziende con il più veloce tasso di crescita, composto di vendite dal 2012 al 2014. Marcolin, società dell’occhialeria, ha segnato la più alta crescita annua tra tutte le aziende della Top 100, pari al 70,6%, principalmente per l’acquisizione effettuata nel dicembre 2013 della statunitense Viva International. La più grande azienda italiana fra le “Fastest 20” è però Valentino Fashion Group che registra una crescita delle vendite, anno su anno, del 31,7%, un’espansine guidata dalle nuove aperture di negozi e dalla forza internazionale del marchio.

Che scenario aspettarsi nei prossimi anni? Il mercato dei beni di lusso è ormai nella seconda metà di quello che viene definito il “decennio dei cambiamenti”, il periodo compreso tra il 2010 e il 2020: i primi 5 anni sono stati dominati dai consumi cinesi e dall’esplosione della tecnologia digitale mentre la seconda metà del decennio si presuppone che sarà caratterizzata da un’evoluzione guidata da regole e canoni più precisi. A influenzare il settore, oltre all’impatto dell’economia globale, sono previsti alcuni fattori chiave quali: l’evoluzione del comportamento di acquisto dei consumatori, l’integrazione dei canali di vendita e la conseguente maggiore complessità dei business model, il costante aumento del turismo e la crescente importanza del segmento dei Millennial. Staremo a vedere.

Tratto da Lusso Style di Luglio/Agosto 2016