Portachiavi in acciaio, una storia di salvezza e redenzione

portachiavi

Con quanti mazzi di chiavi le donne devono fare i conti? Troppe. Nelle borse di ogni donna si nascondono chiavi di casa, della moto o della macchina, chiavi dell’ufficio ma anche chiavi della casa di mamma o di nonna.

Perché non si sa mai che possano esserci un’emergenza… Però quando cerchi il mazzo che ti serve per aprire l’auto, mai che trovi le chiavi giuste al primo colpo. E così quando le mani frugano nervosamente in quel pozzo buio e senza fondo che è la borsa di ogni donna, tra pacchetti di fazzoletti, caramelle, cosmetici, agendine, portamonete, biglietti usati del cinema, aspirine, burro cacao e chi più ne ha più ne metta, ti ritrovi tra le dita il portachiavi d’acciaio con le chiavi di casa, il pupazzetto di peluche con altre chiavi – sì proprio quelle del solaio che cercavi la settimana prima –, il vecchio portachiavi d’acciaio smaltato con la Torre di Pisa scrostata, e altre chiavi inutili ancora…

Ci vuole cuore nel scegliere un portachiavi d’acciaio per una donna

Succede a ogni donna. Gli studiosi non sono ancora riusciti a scoprire che cosa ci sia all’origine di questo complicato rapporto tra donne e mazzi di chiavi. Probabilmente rimarrà un affascinate mistero destinato a lasciare basiti gli uomini. L’unico aiuto può arrivare da una scelta più studiata del portachiavi in acciaio da utilizzare o da regalare a una donna. Sì, portachiavi in acciaio e mai d’oro, visto che è meglio evitare di aggiungere l’ansia di avere perso un gioiello alla già onnipresente ansia di non trovare le chiavi. Un portachiavi, per farsi trovare più facilmente nelle borse senza fondo delle donne, dovrebbe essere grande e con qualche piccolo ciondolo appeso, non solo perché i charms sono sicuramente un dettaglio femminile ed elegante, ma perché fanno rumore. E poi, per evocare la fortuna del famoso portachiavi a cuore nato negli anni Sessanta, cosa c’è di più femminile del rigirarsi tra le mani fresche di nail art un portachiavi in acciaio con un grande cuore appeso?

Da tortellino a simbolo di libertà, storia di redenzione del portachiavi d’acciaio

Strano destino quello del portachiavi che da oggetto prezioso e di indubbia utilità a volte si presta a diventare testimonianza di dubbio gusto di passioni e hobby. Nelle sue metamorfosi più bizzarre e curiose, non disdegna le miniature di capolavori dell’arte o dell’architettura, dalla Statua della Libertà alla Torre Eiffel. Nelle varianti in plastica colorata riproduce palloni da basket e da calcio – come a volere tenere vivi ricordi di un glorioso passato da sportivi – e arriva a toccare vette di prosaicità senza uguali quando fa dondolare tra le chiavi piccoli ciondoli con riproduzioni di tortellinie di arrosticini.

Per fortuna, a compensare e riscattare certe punte di povertà di ideali ci pensano il cinema e la storia. Non era un portachiavi in acciaio, ma un portachiavi che rispondeva al fischio del padrone dicendo “I love you”, l’oggetto del desiderio nell’omonimo film che, negli anni Ottanta, il regista Marco Ferreri girò con Christophe Lambert. L’attore francese trovava l’amore e l’attenzione che stava cercando in quel piccolo portachiavi con voce incorporata. Una commedia surreale che voleva fare riflettere sugli uomini e sulla loro atavica paura di amare. Una paura che evidentemente può arrivare a livelli patologici se basta un portachiavi a scatenare sentimenti come la gelosia, il possesso e l’amore…
E se nella finzione il piccolo oggetto sottovalutato diventa il sostituto di una donna, nella realtà i portachiavi in acciaio negli Ottanta diventarono il simbolo di ideali tutt’altro che prosaici.
Era il 17 novembre 1989 quando, pochi giorni dopo la caduta di Berlino, agli studenti riuniti in piazza a Praga per una manifestazione pacifica i poliziotti avevano sequestrato tutti i fischietti. A qualcuno dei ragazzi venne la geniale idea di estrarre di tasca il suo portachiavi di acciaio e di fare tintinnare le chiavi agitandolo in alto nel cielo. Nel giro di pochi secondi la piazza diventò una cassa di risonanza di centinaia di migliaia di portachiaviche risuonavano inarrestabili: quello fu l’inizio della rivoluzione di Velluto che portò al crollo regime comunista cecoslovacco.

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