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Seats of Power – and Those Who Sit: dai troni alle sedie simbolo del potere

Seats of Power - and Those Who Sit

L’evoluzione della società e del suo rapporto con il potere, raccontato attraverso 20 esempi di sedute: fino al 17 febbraio 2019, al padiglione Schaudepot del Vitra Design Museum, l’esposizione Seats of Power –  and Those Who Sit si esplora il tema dell’autorità politica ed economica attraverso la storia della sedia, un arredo la cui origine è direttamente collegata agli antichi troni.

Così come il suo significato simbolico di superiorità: se, infatti, è solo alla fine del XIX secolo che le sedie singole cominciano a essere comunemente usate nella vita quotidiana, prima il “sedersi da soli” è stato a lungo una prerogativa riservata a clero e classi aristocratiche, quale simbolo di autorità religiosa o civile. In mostra sono presenti alcuni pezzi significativi della collezione del museo di Weil am Rhein, in Germania, una delle più grandi del suo genere con più di 7mila oggetti e circa 100mila documenti, un patrimonio culturale sconfinato che custodisce la storia del design mondiale. 

La seduta singola come simbolo di superiorità

Zeus al centro seduto su un trono, gli altri dèi intorno, in piedi o seduti più umilmente: è questa la raffigurazione più comune che si trova dell’Olimpo, con la sua gerarchia di divinità. La simbologia legata al trono e poi alla sedia è espressione, sin dall’antichità, non solo di potere temporale e/o divino, ma è anche in grado di definire da subito un ordine, chiarendo chi ha il comando e la responsabilità di regnare, governare e giudicare. Prima dell’ascesa della classe borghese, la seduta singola è sempre stata riservata ai governanti e ai vertici della società, mentre per la gente comune era pensata la panca, caratterizzata da un’unica asse di legno poggiata su due piloni, sviluppata per accogliere più persone insieme. A ricordare i troni degli antichi re, la sedia per una sola persona è invece simbolo del ruolo rivestito nella società e, tra i manufatti in mostra al Vitra Design Museum, emerge la forte connessione che esiste tra l’oggetto e l’espressione di potere politico e religioso, tradizionale e non. Un esempio dei più antichi è la Chaise de Garde, creata dall’ebanista belga Jean-Joseph Chapuis, intorno al 1802, per Napoleone Bonaparte: commissionata dal futuro Imperatore per la ristrutturazione del castello di Laeken, vicino a Bruxelles, la sedia è disegnata riprendendo le tipiche sedute dell’antica Roma e rispecchia un potere e un programma politico chiaro e in evoluzione. Nella collezione, poi, un altro trono, in questo caso papale ma molto più recente: è la seduta progettata per la visita di Papa Giovanni Paolo II a Zagabria, nel 1994, un oggetto dalla postura rigida e formale, lo schienale dritto e alto, e una forma che richiama al simbolismo dell’antico trono, legato a un potere fortemente legato alla tradizione come quello della Chiesa.

L’evoluzione del concetto di potere

Dall’esposizione Seats of Power – and Those Who Sit emerge però anche una storia culturale di sedute moderne che cambia e, da principi autoritari e patriarcali, passa a valori egualitari e partecipativi. È l’epoca contemporanea che racconta di camere sul retro della politica e della finanza, di parlamenti e progetti democratici che mirano a realizzare una ridistribuzione del potere. Le sedie sono da anni diventate accessibili a tutta la popolazione ma la loro connessione con ricchezza e superiorità, seppure modificata sulla base dell’evoluzione dei valori sociali, rimane evidente anche ai nostri giorni. Nel diciannovesimo secolo, ad esempio, le sedie a dondolo e altri arredi per il tempo libero diventano di moda e portano con loro un significato particolare: dimostrare la capacità del proprietario di permettersi il piacere dell’inattività, come la Adjustable Chair del designer americano George Wilson, le cui numerose caratteristiche meccaniche rivelano il fascino dell’emergere della moderna società industriale. Anche nel ventesimo secolo modelli come la Barcelona Chair di Ludwig Mies van der Rohe, la Lounge Chair di Charles e Ray Eames o la Egg Chair di Arne Jacobsen esplorano soluzioni che offrono ampio comfort quale espressione di influenza e autorità. Un design che diventa iconico e viene utilizzato anche in film o serie tv per presentare agli spettatori i loro protagonisti: è il caso dell’agente segreto più famoso al mondo, James Bond, che si siede sulla Elda Chair del designer italiano Joe Colombo ne “La spia che mi amava” del 1977  o sulla Barcelona Chair di “Casino Royale” del 2006, con lo 007 rispettivamente interpretato da Roger Moore e Daniel Craig. La sedia può essere però anche forma di democratizzazione del potere, un esempio è la East River Chair disegnata dalla designer olandese Hella Jongerius e usata da Angela Merkel, Christine Lagarde e Ivanka Trump durante il Women20 Summit di Berlino, il cui schienale bassissimo e i braccioli incorporati trasmettono un senso di apertura e dialogo. Particolare poi è il caso della JH501 di Hans J. Wegner, il cui design scandinavo è finito per simboleggiare un cambiamento epocale del potere. Su questo modello erano infatti seduti John Fitzgerald Kennedy e Richard Nixon durante il dibattito del 1960: la sera del 26 settembre settanta milioni di americani seguirono per la prima volta in una diretta televisiva, trasmessa dalla CBS, i candidati alla Casa Bianca che si confrontavano, cambiando per sempre il rapporto dei politici con i propri elettori. Dal trono alla sedia JH501, le sedute hanno illustrato e illustrano come i codici di potere cambiano nel tempo. Sta al design trasmetterli e raccontarli.

Tratto da Lusso Style di Novembre 2018

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