Trump nuovo presidente USA: che battaglia di look con Hillary Clinton!

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Ieri notte gli americani hanno compiuto un’azione che in qualche modo avrà ripercussioni sul mondo intero. La corsa alle presidenziali USA sono state molto sentite sia negli USA che oltreoceano. Sotto i riflettori, oltre all’accesissimo dibattito all’ultimo sangue, i look selezionatissimi di Donald Trump, nuovo presidente degli Stati Uniti, e la sconfitta Hillary Clinton, con cui si sono presentati davanti alle tv mondiali.

Molti brand, come le celebrities, hanno approfittato dell’early vote e del grande seguito sui social per invitare tutti i propri followers a recarsi alle urne. Anche il celebre brand di streetwear, Supreme, ha spezzato la sua tradizionale neutralità politica con una foto, dal significato forte, postata su Instagram.

La scelta del look è stata molto importante sin dai primi dibattiti, anche perché è la prima cosa che automaticamente salta all’occhio anche di chi non si interessa di policy. Lo sanno bene Hillary Clinton e Donald Trump che, hanno puntato molto sul loro abbigliamento, scegliendo ottimi stilisti e i colori con cui presentarsi davanti all’elettorato.

Appunto all’orlo del pantalone e una lunghezza della giacca studiata quella di Trump. Al contrario dei predecessori non si affida al Made in Italy. Nel 1960, già John Kennedy si presentava al primo dibattito contro Richard Nixon con una firma italiana: il primo in abito scuro e camicia bianca, il secondo vestito chiaro e giacca leggermente cadente sulle spalle.

Donald Trump non ha mai abbandonato i suoi usuali abiti blu durante i comizi e nelle apparizioni pubbliche. Raramente ha rinunciato alla cravatta e in certe occasioni ha osato con un modaiolo cappello da baseball. Ma perlopiù è stato accompagnato nelle sue presentazioni in pubblico da cravatte regimental monocolor. Trump ha ricordato il vecchio stile americano, difatti lo slogan scelto è stato: “Make America Great Again!”. Molto meno apprezzata la cromatura, abbastanza forzata, della sua carnagione. Discorso a parte per i capelli e l’abbronzatura, diventati un marchio del tycoon già prima di correre per la presidenza: questi due elementi, a volte diventati oggetti di scherno, hanno contribuito a calcificare nella mente degli americani la sua immagine.

Hillary Clinton, anche se tutt’altro che una fashion addicted, ha concentrato poi su di se sin dall’inizio gli sguardi e soprattutto l’appoggio dei tantissimi designer.

Kristina Schake, ex assistente di Michelle Obama, è stata scelta per definire la sua immagine. La stilista ha voluto mettere in risalto tutta la sua femminilità per trasmettere l’idea di una donna al potere forte e affidabile, ma allo stesso tempo mamma e nonna. Una strategia che è passata attraverso giacche e pantaloni, simbolo dell’agguerrita campagna elettorale. La “pantsuit aficionado”, così come lei stessa si è definita, ha optato per uno stile classico che ha fatto ricorso a colori vivi: pantaloni dal taglio pulito e giacche lunghe ad abbracciare le forme. Una mise impreziosita da gioielli sobri e da una pettinatura leggermente cotonata sempre in ordine.

L’ex candidata alla Casa Bianca, nelle ultime settimane ha indossato con audacia una vasta gamma di colori. Al primo confronto televisivo Hillary ha sfoggiato un tailleur rosso, affidandosi al colore tradizionalmente repubblicano: il colore è generalmente associato al calore, al coraggio e alla forza di volontà. Scelta diversa per Trump che, invece, si è presentato con l’immancabile vestito e cravatta blu accesso. Il blu rappresenta per la controparte dei democratici il colore migliore per stimolare il pensiero creativo e, secondo uno studio del 2009 della University of British Columbia, è anche uno dei più amati sia tra le donne che tra gli uomini.

Nell’ultimo confronto televisivo invece, i due, hanno stupito indossando nuove “uniformi”. Hillary ha vinto nettamente con il suo look: il bianco del suo tailleur è stato molto apprezzato. Bianchi anche i vestiti delle suffragette che lottarono affinché anche le donne avessero accesso al voto.

Hillary, nel suo percorso politico, si è affidata a un unico marchio, Ralph Lauren, stilista simbolo del “sogno americano” nascente dal Bronx. Lo stilista è stato tradito dalla Clinton solamente in rare apparizioni con indosso un Giorgio Armani.

Fra i molti eventi di raccolta fondi organizzati dal mondo della moda, che come accennato si è propeso molto in suo favore, ricordiamo quello promosso da Chelsea Clinton con Anna Wintour, a cui hanno collaborato anche Alber Elbaz, Tom Ford e Christopher Bailey.

Proprio con il discusso editoriale pubblicato a ottobre 2016, Vogue America ha spezzato difatti apertamente un filone di neutralità politica durato 123 anni per manifestare pubblicamente il suo sostegno a Hillary Clinton.E poi c’è stato il progetto Made for History per la realizzazione di t-shirt disegnate direttamente dai designers a sostegno della campagna di Hillary. Il fashion project ha visto la partecipazione dei più importanti nomi della moda americana: oltre a quelli già citati, anche Maxwell Osborne e Dao-Yi Chow (Public School), Tanya Taylor, Joseph Altuzarra, Thakoon, Jason Wu, Georgina Chapman e Brett Heyman.

La scelta di uno stilista americano si contrappone, invece, alle scelte “made in Europe” della famiglia Trump, con The Donald che indossa completi Brioni e Melania che si è affidata a marchi europei, tra cui Gucci e Fendi. La battaglia per la Casa Bianca si è giocata abilmente a colpi di stile come di regola per gli eventi più importanti.